Il 17 marzo 1861 con votazione unanime il Parlamento torinese proclama Vittorio Emanuele II “per grazia di Dio e volontà della Nazione” Re d’Italia. E qui è iniziata la grande prosopopea dell’unità.

La famosa affermazione “abbiamo fatto l’Italia, adesso facciamo gli italiani” va inserita in un contesto in cui gli italiani c’erano già. Prima dell’unità, l’Italia era un faro di civiltà per l’Europa: grandi geni, grandi letterati, grandi artisti, grandi santi, … un elenco sterminato. Il grande desiderio degli intellettuali europei dell’epoca era il tour in Italia. Quindi “risorgimento” da che cosa? I quattro “grandi” del risorgimento, Vittorio Emanuele II, Cavour, Mazzini, Garibaldi, avevano in comune l’unico fatto che ciascuno non sopportava gli altri tre (così dice il Card. G. Biffi). E’ sembrato più una annessione al Regno sabaudo con l’appiattimento delle ricche tradizioni locali che non una vera unità sospirata.

E cosa ha visto il popolo, la gente, i contadini dell’unità della Nazione? I loro campi saccheggiati, le loro figlie violate, l’inasprimento delle tasse, i loro parroci maltrattati e incarcerati, il rubare alla Chiesa tutto quanto si poteva.

Sicuramente l’unità d’Italia non è stata una conquista dei cattolici, ma è stata voluta dalla massoneria.

Comunque oggi l’Italia c’è: valorizziamo le positività che abbiamo avuto, cerchiamo di andare d’accordo, manifestiamo una identità chiara e definita.

Giovedì pregheremo per la nostra Italia, Del bel paese là, dove ‘l sì sona (Dante, Inferno XXXIII), soprattutto per i suoi governanti che ne hanno proprio bisogno.